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2021-05-24 11:20:01
Cenni storici e curiosità su Ravarino

In questo articolo leggerai cenni storici e curiosità su Ravarino, paese in provincia di Modena che si trova alla destra del fiume Panaro e fa parte dell’Unione del Sorbara

Ravarino nella storia

Nel territorio di Ravarino sono presenti reperti archeologici di epoca preistorica e di età romana.

Il nome Ravarino compare per la prima volta in una pergamena dell’abbazia di Nonantola del 27 marzo 1002 in cui Abate Rodolfo affitta ad Albrico del fu Gisone da Sala terreni “et in loco Ravarino” per un canone annuo di “quattro denari lucchesi buoni e spendibili…”.

Nel 1333 Ravarino viene dichiarato feudo nobile con il nome di Contea di Borgo Franco e di Castel Crescente; la sua gestione viene affidata da re Giovanni I di Boemia a Pietro Della Rocca, suo medico personale. Nel frattempo, la famiglia Rangoni di Modena inizia ad acquistare proprietà nel territorio e nel 1453 Niccolò Maria Rangoni ottiene il titolo di conte di Ravarino e Castel Crescente. La contea è una sorta di stato autonomo nel Ducato estense, sino alla soppressione del feudalesimo nel 1796.

Nel periodo napoleonico Ravarino perde la sua autonomia passando prima sotto Crevalcore (1804) e poi sotto Nonantola (1810), per poi riconquistarla con l’Unità d’Italia (1859).

Caratteristica a Ravarino è la lavorazione della paviera (erba palustre) per la confezione di sporte e stuoie. Nel territorio vengono coltivate soprattutto uva e cereali, mentre l’industria opera nei settori alimentare, ceramico, tessile (maglifici), dei mobili e dei manufatti metallici.

 

Cosa vedere a Ravarino

Seppure al momento chiusa, merita una citazione la Chiesa della Beata Vergine Maria delle Grazie, un santuario edificato nella metà del XVIII secolo sopra a un primo oratorio del 1506. Qui è possibile ammirare il “Transito di San Giuseppe” del bolognese Giuseppe Maria Crespi (1730), la “Madonna di Monserrato” del pesarese Simone Cantarini (1637), le piccole Stazioni della Via Crucis in terracotta policroma e l’organo del XVIII secolo attribuito ad Agostino Traeri.

Altro luogo che merita di essere visitato è la Chiesa di San Giovanni Battista, davanti alla quale si tenevano le pubbliche adunanze, compresa quella del 1310 con cui Ravarino fu ceduta a Bologna (sino al 1316). Particolare pregio hanno la balconata con organo e una fonte battesimale del Quattrocento.

Nell’architettura civile meritano una visita Palazzo di Donna Clarina, in particolare per la torre cinquecentesca alla sinistra del caseggiato; Palazzo Rangoni, rivisitazione Seicentesca del precedente palazzo di epoca Trecentesca, di particolare interesse per lo scalone d’onore e i soffitti a volta; Villa Bonasi-Benucci, realizzata nella prima metà dell’Ottocento in stile impero e circondata da un magnifico parco realizzato dall’ingegnere Filiberto Benucci.

 

Ravarino e Vinicio Capossela

Nel 1994 Ravarino viene citata da Vinicio Capossela in “Che coss'è l'amor”. Una delle strofe dice "Che coss'è l'amor è quello che rimane da spartirsi e litigarsi nel setaccio della penultima ora qualche Estèr da Ravarino mi permetto di salvare al suo destino dalla roulotte ghiacciata degli immigrati accesi della banda san soucì".

 

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